Overtrading: quando il problema non è il mercato
L’overtrading è tra i pattern più comuni nei trader. Ed è uno dei più difficili da riconoscere in tempo reale, perché nel momento in cui accade sembra sempre giustificato.
C’è sempre una ragione. Il mercato stava dando segnali. L’occasione sembrava concreta. La perdita precedente andava recuperata. Il ragionamento è lucido, la logica apparentemente solida. Eppure il risultato, a fine sessione, è sempre lo stesso: troppe operazioni, troppa esposizione, un conto che non rispecchia il piano.
Il problema non nasce da un errore analitico. Nasce da uno stato emotivo che ha preso il comando prima ancora che la mente razionale se ne accorgesse. Può essere ansia. A volte è euforia dopo una serie positiva. Altre volte è il bisogno urgente di recuperare una perdita che brucia ancora. In tutti i casi, la mano che apre la posizione non sta seguendo il sistema. Sta seguendo qualcosa di più vecchio e più potente. È quello che la ricerca sul rischio emotivo nelle decisioni finanziarie descrive da anni: le emozioni non disturbano il processo decisionale, ne fanno parte.
Il lavoro che faccio con i trader attraverso il coaching riguarda esattamente questo. Non le strategie operative. Piuttosto: riconoscere il momento in cui si smette di ragionare e si comincia a reagire. È una distinzione sottile, spesso invisibile durante la sessione. Diventa evidente a posteriori, quando si guarda il log delle operazioni e non si riesce a spiegare perché si è entrati cinque volte in due ore sullo stesso strumento.
La stabilità operativa si costruisce su tre livelli:
- riconoscere lo stato emotivo prima di aprire una posizione
- distinguere un segnale di mercato da un impulso emotivo
- sapere quando non operare vale più di qualsiasi entrata
L’overtrading è un segnale che nessun indicatore mostra
L’overtrading è un sintomo, non un vizio. Chiede di essere letto, non soppresso. Ignorarlo o coprirlo con nuove regole operative funziona raramente. Le regole reggono finché l’emozione non supera una certa soglia. A quel punto cedono sempre.
Il lavoro utile è a monte: capire quale stato emotivo precede sistematicamente le sessioni fuori controllo, e intervenire lì.
La domanda che vale la pena portare con sé non è “come faccio a operare di meno”. È “cosa stavo cercando quando ho aperto quella posizione in più?”
Se riconosci questo pattern nel tuo trading e vuoi lavorarci in modo strutturato, puoi contattarmi per un primo colloquio di coaching a Forlì o online.
© 2026 Dott. Fabio di Guglielmo, Psicologo e Psicoterapeuta — Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata senza autorizzazione scritta dell’autore.

